Ponte Scaligero

 

Il ponte Scaligero di Castelvecchio fu costruito fra il 1354 ed il 1357. Committente fu Cangrande II il quale, poco amato dai veronesi che lo soprannominarono Canrabbioso, intendeva assicurarsi una via di fuga dal castello verso nord in caso di assedio dall'esterno o di sommossa interna: avrebbe trovato riparo presso i territori del suocero Ludovico il Bavaro. Il ponte Scaligero è formato da tre arcate di ampiezza degradante che poggiano su due piloni turriti e rostrati a monte per rompere meglio la corrente. Arditissima, in rapporto all'epoca in cui fu costruita, l'arcata di destra che misura cinquanta metri contro i ventinove e ventiquattro delle altre due. Altre dimensioni del manufatto: centoventi metri la lunghezza e sette la larghezza. Per tutta la lunghezza è dotato di mura merlate provviste di camminamenti e feritoie. La parte inferiore delle arcate e dei piloni è in marmo bianco, la parte rimanente in cotto: questa alternanza di colori origina un piacevole effetto cromatico. I piloni sono decorati con bassorilievi di epoca romana; ciò confermerebbe la teoria che in precedenza, nello stesso luogo, sorgesse un ponte costruito dai romani; mancano tuttavia prove dell'esistenza di questo manufatto, anche se è certo la preesistenza di un fortilizio di età imperiale dove ora sorge il castello. La robustezza della costruzione ha permesso al ponte tutte le piene avvenute in sei secoli: i danni maggiori sono stati causati dagli uomini. Iniziarono i francesi che nel 1802 abbatterono la torre che sorgeva sul lato sinistro dell'Adige; con i mattoni recuperati murarono gran parte delle merlature che furono ripristinate dagli austriaci nel 1824. Ben più grave quanto avvenne la sera del 25 aprile 1945: i tedeschi, per proteggersi la ritirata (meglio dire la fuga), fecero saltare tutti i ponti di Verona; a nulla valsero le suppliche delle autorità civili e religiose per evitare la distruzione almeno dei due ponti più antichi, ponte Pietra e appunto il ponte Scaligero. Dopo la guerra la Soprintendenza ai Monumenti, sfruttando anche materiale originale recuperato sul greto, iniziò una fedele ricostruzione del ponte che fu inaugurato nel 1951.

 

 

Ponte di Pietra

 
 

Il ponte Pietra, anticamente detto pons lapideus, è il più antico manufatto di Verona. Se si osserva la sua posizione si nota che la sua posizione è totalmente avulsa dal regolare impianto a scacchiera della città romana; questo confermerebbe la tesi che il ponte fu costruito nello stesso luogo ove in precedenza sorgeva una passerella lignea che univa il colle di S. Pietro (allora Monte Gallo, forse a testimonianza di presenze celtiche) con la pianura. Verona già nel 148 a. C. era stata raggiunta dalla via Postumia (Genova - Aquileia) e nel 89 a. C. ottenne lo status di colonia latina; la costruzione del ponte risalirebbe a questo periodo. Ciò avvenne ancora prima della rifondazione della città secondo i canoni di Roma: 1) assenso degli dei, 2) orientamento ad sidera, 3) allineamento del decumano secondo il percorso del sole per sfruttarne al massimo la luce, 4) facile collegamento fra strade consolari d'accesso e rete viaria cittadina. Quando, applicando queste regole, furono tracciati i decumani ed i cardini (le strade perpendicolari) della città, fu necessario aggiungere una strada semicircolare, l'attuale via Ponte Pietra, per raccordare il manufatto con i decumani ed il tratto urbano della via Postumia. Della costruzione romana rimangono le due arcate e i due piloni di sinistra in marmo della Valpolicella; i blocchi quadrati, disposti orizzontalmente, erano tenuti insieme da grappe metalliche. Sul lato a valle sono visibili le sporgenze che sostenevano le tubazioni dell'acquedotto ed una statuetta (II arcata) di una divinità fluviale posta a protezione contro la furia delle acque.Evidentemente la piccola divinità non svolse bene il suo compito: nel 1298 Alberto I Della Scala fu costretto a ricostruire, in mattoni, la prima arcata destra distrutta da una piena; in quell'occasione fece erigere anche la torre d'accesso alla città. Stessa sorte toccò successivamente anche alle due arcate centrali che furono riedificate, sempre in cotto, nel XVI secolo. Il ponte pietra resistette a tutte le piena per altri quattrocento anni fino alla sera del 25 aprile 1945, quando fu fatto saltare in aria, assieme a tutti gli altri ponti di Verona, dai guastatori dell'esercito tedesco in ritirata. La ricostruzione durò dal 57 al 59 e, per quanto possibile, furono riutilizzati i materiali originali recuperati dal letto dell'Adige. In attesa della ricostruzione fu gettata una passerella poco a monte del sito originario.

 

Ponte Catena e la Torretta Daziale

 

Costruito nel 1929 il ponte prese il nome dalla località “Catena” così denominata perché nel Medioevo, in quel luogo, veniva tesa una catena all’altezza di Porta Fura fino alla riva opposta, per impedire alle imbarcazioni provenienti da nord di penetrare in città senza controllo. Il sistema di guardia era completato da una torretta scaligera, ora in gran parte diroccata, posta in mezzo al fiume. In cemento armato a tre cerchi, di 34 metri i laterali e 38,50 il centrale, fu progettato dall’architetto Mario Dezzuti di Torino e posto in opera dall’impresa Luigi Bertelè. Parzialmente distrutto nel 1945  (ebbe conservata integralmente solo l’arcata di destra), fu il primo ponte ad essere ricostruito. Fu infatti rifatto seguendo le linee del progetto originale e riaperto al traffico nell’agosto del 1946.