L'arena
 

Piazza Brà
tel. 045/8003204
Orario:
8.30 - 19.30
chiusura cassa: 18.45
lunedì: 13.45 - 19.30
chiusura cassa: 18.45
Biglietti:
intero: euro 4,00 -
ridotto: euro 3,00
scuole e ragazzi 8-14 anni e
1° domenica del mese: 1,00 €.
Cumulativo Arena+Maffeiano: intero: euro 5,00 - ridotto: euro 4,00
 

L’anfiteatro di Verona è uno dei più grandi monumenti risalenti all’epoca romana e indubbiamente quello meglio conservato. È più noto con il nome di “Arena”, che in latino significa sabbia, la quale veniva usata per coprire l’area dove si svolgevano i giochi e gli spettacoli. È uno dei più grandi e più prestigiosi monumenti archeologici d’Europa, il terzo anfiteatro più grande del continente dopo il Colosseo a Roma e l’Anfiteatro Campano, vicino a Napoli. Sebbene sia noto che l’Arena fu edificata durante il I secolo d.C.- negli ultimi anni del regno dell’imperatore Augusto - storici e architetti non sono ancora concordi nel definire la data precisa della sua costruzione. In origine era situata fuori dalle mura romane della città. È sopravvissuta all’azione del tempo, anche se la forza della struttura è stata severamente provata da alcuni terremoti.

Per costruire l’Arena in modo così forte e duraturo, i Romani scavarono una depressione nell’altura chiamata Pastello, e stesero fondamenta cementizie per formare la base. Per garantire un adeguato drenaggio fu progettato un complesso sistema di fognature: tre grandi cloache anulari si aprivano sotto il pavimento delle tre gallerie concentriche che costituivano la struttura portante del primo piano. Altre due seguivano gli assi principali - maggiore e minore - dell’edificio, e convogliavano il deflusso di tutto il sistema fognario verso l’Adige (una di esse è stata esplorata per circa cento metri al di fuori dell’anfiteatro). Si tratta di fogne di grandi dimensioni, circa due metri d’altezza e di varia larghezza, costruite con ciottoli legati con malta, alternati a strati orizzontali di tre mattoni ciascuno. La loro copertura fu ottenuta con lastroni di pietra. Questa tecnica è molto simile a quella usata per il sistema fognario di Verona che appartiene alla prima pianificazione urbanistica della città, realizzata subito dopo il 49 a.C. Questo ci fa credere che la data della costruzione dell’anfiteatro non possa essere collocata dopo i primi decenni dell’era imperiale.

L’Arena si presenta con due soli ordini di arcate ed è collocata in una depressione del terreno profonda circa due metri rispetto al livello della strada. Originariamente, la cinta esterna era sviluppata su tre piani di arcate marmoree, ma il 21 maggio del 1117 un terremoto causò il crollo dell’anello più esterno del quale rimase solo un’ala sul lato nord-ovest del monumento. L’ala è composta da cinque colonne e quattro arcate interposte su ognuno dei tre piani. È alta più di trenta metri, esclusa la corona superiore del muro. Essa ci dà un’idea dell’ aspetto originario della facciata, costituita da 73 colonne di“pietra veronese”. Questo tipo particolare di pietra proveniva da S. Ambrogio di Valpolicella nei pressi di Verona e fu anche utilizzata per erigere le porte della città e altri monumenti risalenti al I secolo d.C. Ogni colonna ha una pianta quadrata di due metri di lato. Ogni livello era formato da 72 volte. Le arcate si aprivano su un corridoio di circa quattro metri e mezzo di larghezza che correva lungo il livello del secondo anello. Questo corridoio disponeva di passaggi e scale che conducevano fuori ed era coperto alla sommità in modo da permettere agli spettatori di sedersi con facilità sui gradoni e di ripararsi dalla pioggia e dal sole.

L’Arena forma un’ellisse con asse maggiore interno di 75, 68 metri e quello minore di 44,43. Gli assi esterni, incluso quindi anche il muro più esterno che, come già detto, è quasi completamente scomparso, misurano 152 e 123 metri. Le 45 file di gradini marmorei dell’auditorium che hanno un’altezza media di 45 centimetri sono formate da un blocco di pietra spesso 40 metri, e sono sostenute da arcate e muri disposti in quattro anelli. L’anello più esterno aveva la funzione di facciata. Il secondo anello - che possiamo vedere oggi in seguito al crollo del primo - fu rinforzato con un conglomerato molto resistente di cemento, ciottoli di fiume e frammenti di mattoni o terracotta.

Il palco che si trova ora ogni estate in Arena è il più grande del mondo. Misura 47 metri per 28. lungo tutta la circonferenza dell’anfiteatro corrono dei locali soppalcati: quelli dietro al palcoscenico sono usati come camerini per gli artisti, che raggiungono il palcoscenico scendendo una scala di legno.

Il buono stato di conservazione del monumento è chiaramente da ricondurre al suo utilizzo nel tempo. In passato l’anfiteatro era un importante luogo di ritrovo culturale e di svago, così come un punto d’incontro per la società. Dall’inizio della sua esistenza l’Arena ospitò combattimenti di gladiatori, circo, giostre, tornei, e spettacoli equestri.

 

 


Teatro Romano

Un secolo prima della nascita di Cristo, Verona era una colonia romana vicina al confine dei domini italiani della repubblicana romana. Una città in cui convergevano tre strade consolari (Postumia, Augusta e Gallica) e difesa da una imponente cinta muraria, che in quegli anni di impetuosa espansione territoriale assunse un ruolo chiave nel sistema viario e divenne un punto nodale dei commerci e dei traffici.

L'urbe era raccolta dentro l'ansa dell'Adige mentre il teatro cittadino era posto sulla riva sinistra del fiume, in una posizione parallela al cardine massimo e centrale rispetto ai due ponti (pietra e postumio) che attraversavano il fiume, dove costituiva una splendida conclusione monumentale del reticolato urbano dell'epoca.

Un teatro che, nonostante un'infelice restauro teso a soddisfare esigenze di ripristino funzionale piuttosto che quelle di vero recupero della struttura originale, rimane uno dei più grandiosi complessi romani dell'Italia settentrionale; dalla sua posizione frontale all'ansa dell'Adige si può cogliere la città in tutta la sua estensione.
Per costruirlo fu necessario adattare l'intero fronte del colle e anche a Verona, seguendo i modelli greci, le gradinate per il pubblico furono ricavate scavando un semicerchio a cono capovolto nella collina. Durante gli anni bui del medioevo le rappresentazioni teatrali vennero trasferite nei castelli e sui sagrati delle chiese; scomparve il concetto di teatro inteso come luogo in cui ospitare le rappresentazioni e questo imponente edificio costruito "dalle genti senza dio" fu sepolto sotto case e conventi costruiti riciclandone fondamenta e antiche mura.

Con il ritrovato amore per le costruzioni di epoca romana e la passione per l'arte tipica del Rinascimento vennero fatti i primi studi e le prime ricostruzioni grafiche di come doveva essere il theatrum veronense, ma è solo durante la prima metà dell'ottocento che per la zona inizia l'opera di recupero dall'incredibile stato di abbandono in essa era decaduta. Artefice di tale lungimirante iniziativa fu Andrea Monga, un ricco commerciante che acquisto l'intera area del teatro e, fatte demolire molte case che vi erano state edificate sopra, iniziò gli scavi riportando alla luce le terrazze, l'intercapedine, i resti dell'ambulacro, i due scaloni laterali e parte della cavea.

Un notevole avanzamento nell'opera di risistemazione del monumentale teatro si ebbe all'inizio del nostro secolo, quando la zona divenne proprietà comunale e furono eseguiti i lavori per ricostruire le arcate della loggetta, recuperare l'intera platea e la prima gradinata, e negli anni immediatamente precedenti lo scoppio della seconda guerra mondiale, quando vennero demolite le ultime case ancora esistenti verso piazzetta Botte e fu scavata la fossa scenica per gli spettacoli.

 


Torre dei Lamberti


Piazza dei Signori
tel. 045/8032726

Orario:
9.30 - 19.30
chiusura cassa: 19.00
lunedì: 13.45 - 19.30
chiusura cassa: 19.00

Biglietti:
con ascensore: euro 2.10
periodo estivo
 : euro 2.60
con le scale: euro 1.50
periodo estivo:
euro 2.10

Con i suoi 83 metri è l'edificio più alto di Verona; iniziata nel 1172, fu completata solo quasi tre secoli dopo (e le tre diverse tipologie di materiale usato per l'innalzamento - mattoni e tufo, solo mattoni ed infine solo marmo - lo dimostrano); sorge direttamente dal Palazzo del Comune (attenzione a non confornderlo con l'attuale municipio!). Stiamo parlando della Torre dei Lamberti che essendo situata proprio sopra Piazze Erbe, l'antico Foro dei romani, costituisce un fantasico punto panoramico posto nel centro stesso della città.
Un comodo ascensore (dal cortile Mercato Vecchio, la piazza all'interno del Palazzo della Ragione dove era la sede del Libero Comune) ci conduce fino alla cella campanaria dove ci accolgono le famose campane Rengo e Marangona: in epoca comunale la prima chiamava i cittadini in consiglio o alle armi, la seconda scandiva le ore della giornata. Una piccola scala porta fino alla sommità della Torre: ci attende una visione della città a 360 gradi! Come per l'itinerario precedente consigliamo di portarsi appresso un modesto teleobiettivo: da quassù le fotografie così scattate conferiranno un simpatico effetto "Italia in miniatura" anche alla grandiosa Arena! Per la discesa consigliamo di servirsi delle scale: attraverso alcune feritoie si potranno vedere altri scorci di Verona da altezze diverse.

 Due curiosità:

  • se fate attenzione noterete che la forma degli ombrelloni di Piazza Erbe ricorda sorprendentemente quella della copertura della Torre.

 

  • si dice che il campanile del Duomo, ancora incompleto, non verrà mai terminato perchè il progetto dell'arch. Fagiuoli prevede un'altezza superiore a quella della Torre.

 

 

 

 

Arche Scaligere

Via S. Maria Antica, 4
DA GIUGNO A SETTEMBRE

Orario:
9.30 - 19.30
chiusura cassa: 19.00
lunedì: 13.45 - 19.30
chiusura cassa: 19.00

Biglietti:
cumulativo 
acquistabile alla Torre dei Lamberti
 
Nel 1300 , con le ARCHE SCALIGERE di Verona, tombe monumentali dei Della Scala, Signori della città, avviene la definitiva trasformazione del monumento equestre in statua funeraria.
Gli Scaligeri  trasformarono l’antico luogo delle sepolture di famiglia, annesso alla vicina chiesa di S. Maria  Antica ( sec. XII ), in un grandioso teatro pietrificato, variante cittadina della “curtis  cum castro et cappella", caratteristica dell’Italia padana sin dal X sec.
Essi cinsero il vecchio cimitero di una cancellata trecentesca a maglie mobili di anelli quadrilobi con inserita “la scala”,  poggiante su un muretto di pietra rosa, facendo divenire il luogo una specie di pantheon all’aperto della loro stirpe. Il complesso è stato definito “un torneo pietrificato” dove i baldacchini gotici, le arche aeree, i rilievi che narrano le gesta dei Signori, sono il supporto necessario  delle tre statue equestri (CANGRANDE I, MASTINO II, CANSIGNORIO I),  che dominano lo spazio più gotico d’ Italia.

 

Casa di Giulietta


Via Cappello, 23
tel. 045/8034303

Orario:
8.30 - 19.30
chiusura cassa: 18.45
lunedì: 13.30 - 19.30
chiusura cassa
Biglietti:
intero: euro 3.10
ridotto: euro 2.10
scuole: euro 1.00
 
L'edificio, il cui primo impianto risale al XII secolo, fu per lungo tempo di proprietà della famiglia Dal Cappello e proprio l'identificazione fra Cappello e Capuleti ha dato origine alla credenza, diffusa già nell'Ottocento, che questa fosse la casa di Giulietta, leggendaria eroina del dramma di Shakespeare, ambientato nella Verona di epoca scaligera.
L'aspetto attuale deriva da un radicale intervento di restauro (1936-1940), durante il quale furono aggiunte alla facciata interna le finestre e il portale di stile gotico e il famoso balcone.
L'interno offre una verosimile ricostruzione delle tipiche dimore signorili del quattordicesimo secolo, valorizzato da arredi del XVI-XVII secolo, affreschi dipinti relativi alle vicende di Giulietta e Romeo e ceramiche veronesi.
Nel cortile è collocata una statua in bronzo di Giulietta, opera dello scultore Nereo Costantini.


Casa di Romeo

(Via delle Arche Scaligere). Rimanendo nel clima della leggenda scespiriana, la tradizione popolare ama riconoscere in questa bella casa medievale dalla facciata in mattoni e con tracce, ancora, della merlatura originale, la Casa dei Montecchi, la famiglia alla quale apparteneva il giovane Romeo. L'edificio, privato, è purtroppo in condizioni precarie, e non è consentita la visita al cortile interno.

Arco dei Gavi

Costruito agli inizi del primo secolo dopo Cristo, l'arco dei Gavi è un raro esempio di arco onorario romano dedicato a privati cittadini.
Un arco quadrifronte a pianta rettangolare allungata, con copertura piana cassettonata nel vano interno, realizzato impiegando blocchi di pietra bianca veronese disposti in filari. Ha una struttura tetrapila con due fronti principali e due secondari. Sui fronti principali vi sono quattro colonne corinzie; le due mediane, unite da una trabeazione sormontata da timpano, inquadrano il fornice mentre quelle angolari delimitano le fronti e i fianchi del monumento. Negli spazi tra le colonne mediane e quelle angolari sono presenti delle nicchie che in un passato remoto ospitavano le statue dei personaggi onorati, i cui nomi sono ancora leggibili sotto di esse: Massimo, Stabone, Lucio, Macro e Vibio.
Sebbene la sua forma ricordi quella degli archi di trionfo, esso è un arco celebrativo che fu costruito per onorare alcuni componenti della gens Gavia, importante famiglia romana, che in virtù di particolari benemerenze ottenne il permesso di farlo edificare a proprie spese sul suolo pubblico.


Torre Pentagona

Piu' grande e' un'altra torre comunale, anch'essa ricostruita da Ezelino, e piu' volte in seguito rifatta: la Torre Pentagona, a lato dei Portoni della Bra che si aprono su C.so Porta Nuova che segue nella lunghezza il lato occidentale della "cittadella" viscontea.