Leggende

ROMEO E GIULIETTA - A una festa mascherata in casa Capuleti, Romeo, figlio dei Montecchi, la famiglia rivale, si innamora della giovane Giulietta. I due ragazzi sono sposati in segreto da Frate Lorenzo, ma la loro gioia è breve perché, poco tempo dopo, Mercuzio, amico di Romeo, viene ucciso in duello da Tebaldo, cugino di Giulietta. Romeo vendica l'amico uccidendo Tebaldo con il suo coltello, e per questo assassinio viene per sempre bandito da Verona. Mentre si trova nel suo esilio a Mantova, il nobile Capuleti intende dare in sposa la figlia a un signorotto di nome Paride. Per sfuggire alle nozze, Giulietta segue lo stratagemma suggeritole da Frate Lorenzo e accetta una fiala contenente un potente veleno, che le darà in prestito una falsa morte. Il Frate tenta di comunicare la notizia a Romeo, ma il destino fa in modo che il giovane Montecchi apprenda la morte, reale, della sua sposa segreta. Romeo ritorna a Verona e si uccide avvelenandosi nella cripta dei Capuleti, accanto al corpo dell'amata. Al suo risveglio, Giulietta, capendo cos'è accaduto, si trafigge il petto con il pugnale del suo sposo e muore accanto a lui. Secondo alcune interpretazioni, i due amanti avrebbero però avuto il tempo di un incrocio di sguardi, prima di morire entrambi nella stessa tomba.

 

 

Il Mistero del quadrato del SATOR
di Andrea Romanazzi

Si definiscono palindrome, quelle parole o frasi che possono essere lette senza variare anche da destra verso sinistra.Un verso palindromo, è, per esempio, quello inventato da Virgilio:

"in girum imus et consumimur igni", la cui soluzione sono le falene o le torce.

Uno dei più famosi palindromi è quello del Sator. In questa sede non vorremo occuparci del suo significato, al quale comunque accenneremo, ma della sua origine.

 

 

 

S

A

T

O

R

 

 

 

 

 

 

A

R

E

P

O

 

 

 

 

 

 

T

E

N

E

T

 

 

 

 

 

 

O

P

E

R

A

 

 

 

 

 

 

R

O

T

A

S

 

 

 

Da sempre ad esso sono stati associati strani poteri. In un primo tempo si credeva una invenzione medievale, ma nel 1868, tra le rovine di Cirencester (l’antica Corinium romana) si rinvenne un quadrato databile III secolo.

Si pensò allora , che fosse una croce dissimulata, cioè un modo degli antiche cristiani per venerare la croce, e, inoltre, anagrammando le lettere viene

 

 

 

 

 

 

 

A

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

P

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

T

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

R

 

 

 

 

 

 

 

A

 

P

A

T

E

R

N

O

S

T

E

R

 

O

 

 

 

 

 

 

 

O

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

S

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

T

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

R

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

O

 

 

 

 

 

 

 

Ove, a e o finali simboleggerebbero le lettere alfa e omega principio e fine di tutte le cose. Inoltre la stessa parola Tenet nel quadrato sembra formare una specie di croce greca.

Il problema traduttivo sta nella parola AREPO, che in realtà non ha un vero significato, una delle traduzioni può essere la seguente: il seminatore Arepone tiene in opera le ruote oppure il seminatore possiede le opere.

Tutto sembra filare fino a quando non fu ritrovata a Pompei, durante una campagna scavi, una raffigurazione del famoso quadrato, e da allora il quadrato fu chiamato latercolo pompeiano.

L’ipotesi del culto cristiano veniva, quindi, a cadere, e soprattutto venivano a cadere i significati di alfa e omega, lettere entrate solo in seguito nella simbologia cristiana.

Altri luoghi in cui si trova il quadrato sono:

Siena, Sermoneta, in Francia a S. Lorenzo a Rochemaure, nei castelli di Chinon e di Jarnac, in Spagna a San Giacomo di Compostela, …..

La maggior parte di queste località è stata, comunque, sede templare, come spiega Bianca Capone. In generale, essi non erano i creatori di tal simbolo, ma lo usavano per contrassegnare particolari posti, o per indicare alcune informazioni nascoste. Tal simbolo è presente anche su alcuni trattati magici come la Clavicola di Salomone che dice in merito del quadrato: "il suo dominio sarà dall’uno all’altro mare e dalle acque fino ai confini del mondo".

Proprio da questa frase partiremo e dalle relazioni templari in questo nostro documento. E infatti proprio sull’altra riva dell’oceano, nel Perù vi è un altro quadrato

 

 

 

M

I

C

U

C

 

 

 

 

 

 

I

S

U

T

U

 

 

 

 

 

 

C

U

Y

U

C

 

 

 

 

 

 

U

T

U

S

I

 

 

 

 

 

 

C

U

C

I

M

 

 

 

E anche qui vi è una parola misteriosa, senza significato, essa è UTUSI, comunque la traduzione sarebbe: "un pedicello che mangia l’UTUSI che si dimena e’ felicità".

Inoltre la lingua quechua in cui è stato scritto è una lingua orale, il quadrato sarebbe quindi stato composto, tramandato e compreso a mente.

Effettuiamo, ora, un elenco dei luoghi ove, almeno in Italia, è stato ritrovato il sator. Partendo dall’Italia settentrionale troviamo Pescarolo, in provincia dei Cremona. Qui il sator è rappresentato nella chiesa di S. Giovanni Decollato. In questa chiesa, come vedremo in molte altre, i Templari hanno lasciato il loro segno, infatti sul portale della chiesa è rappresentata una croce templare.

Ancora il Sator lo ritroviamo a Verona, nel cortile di palazzo Benciolini ma molto importante è la sua presenza nel Duomo i S. Maria assunta a Siena, qui la presenza dei Templari è fortemente attestata, in Siena la sede templare era la chiesa di San Pietro alla magione, la città stessa ha come stemma la scacchiera a caselle nere-bianche. La scacchiera, rappresenta la sapienzialità di un luogo, il nero e il bianco rappresentano i principi opposti e complementari, lo stesso concetto espresso dallo Yin Yang taoista. Tale scacchiera, che i templari chiamavano Beauceant, era spesso riportata nei loro edifici.

Ancora il Sator lo ritroviamo a Fabriano, nella chiesa S. Maria in plebis flexiae, e anche qui la presenza dei templari sembra ormai accertata da alcuni toponimi della zona che fanno riferimento alla parola "spina", e nella chiesa templare di San Andrea in primicilio ad Urbino.

A Frosinone, nella certosa di Trisulti , troviamo un altro Sator, in questo caso, però , il luogo non è legato ai templari, ma bensì ai Cistercensi e non staremo in questa sede a spiegare i forti rapporti tra i due ordini.

E ancora la scritta palindroma la ritroviamo a Ostia antica, Sermoneta, Capestrano, San felice del Molise…Pompei…

Ebbene questo simbolo quadratico rappresenterebbe il "marchio" che indica i luoghi delle correnti terrestri che definiremmo "di Osiride" o del sole…possiamo così definire una differenziazione tra le correnti terrestri per ora abbiamo visto il triangolo, legato ad Iside, al culto della vergine nera e del tredicesimo segno, la luna.Abbiamo poi, visto come questo culto sia strettamente legato al sole, e, nella cultura egizia, a Osiride, abbiamo così la corrente tellurica "ad quadratum".

Ma Una conferma del fatto che il Sator è uno strumento-segno del culto tellurico lo ritroviamo nel:

IL MITO DI SATURNO E L’ETA’ DELL’ORO e relazione con il Sator

Secondo la tradizione greca il dio Saturno era stato spodestato da giove e giunse in Italia.Il mito narra che saturno, noto il fatto che un suo figlio lo avrebbe spodestato iniziò a cibarsi dei suoi successori, ma a questa strage sfuggì appunto giove, che adulto spodestò il padre.Il mito narra che Saturno, nell’intento di mangiarsi il figlio, con l’inganno va a cibarsi di una roccia.Il mito potrebbe esser letto come il culto politeista fagocita e "uccide" il culto monoteista del dio Saturno. La nutrice di Giove fu la dea Amaltea, Con Amaltea ci troviamo in presenza di una antica dea-madre-capra, il cui corno, detto CORNUCOPIA, rappresentava l’abbondanza.La stessa Amaltea e le sue sorelle esprimevano anche una antica trinità lunare.Insomma ad Amaltea si riconducono i segni di una antica divinità matriarcale connessa alla nascita, alla nutrizione, alla possessione e alla morte. Non a caso amaltea era stata la nutrice di Giove,ossia esisteva prima del "padre degli dei" a simboleggiare un antico potere femminile spodestato da quello maschile."

Ma torniamo a Saturno, ,spodestato da Giove arriva in Italia, e in particolare nel lazio, il cui sovrano era Giano, re delle genti italiche.La stessa Italia fu chiamata Saturnia…et nomen posuit Saturnia tellus

Anche lo stesso nome del Lazio potrebbe provenire dalla leggenda di Saturno,infatti potrebbe provenire etimologicamente da LATERE, cioè "nascondere".

Il nome del dio Saturno, a sua volta , sembra essere in tempi arcaici Sateurnus, che i romani interpretavano da Satus, l’azione del seminare e, del resto, saturno era una divinità Arborea (vedi dossier culto delle foreste) oppure poteva provenire da Satur , cioè fertile. A questo punto è facile trovare una radice e una assonanza con il SATOR!!!

Questo studio etimologico su saturno ci permette , dunque, di avvallare la nostra tesi sul sator, cioè che il famoso quadrato magico non è altro che un simbolo magico legato al culto Tellurico. 


 

La leggenda dell'Arena di Verona

I Veronesi sono orgogliosi del loro teatro all’aperto, la celebre Arena e raccontano una leggenda a proposito della sua costruzione. A Verona c’era una volta un ricco signore ch’era stato incarcerato e poi condannato a morte sotto una grave accusa. La sera che precedeva il giorno dell’esecuzione, nella sua cella comparve il diavolo.
-         Messere, - gli disse lo spirito maligno, - io posso salvarti!
-         E come? – chiese il condannato.
-         Da tempo, i Veronesi desiderano un grande teatro: offriti di costruirlo e chiedi in cambio la libertà.
-         Ma io debbo morire domattina… - replicò il disgraziato. – Nessuno può far sorgere un teatro in una notte.
-         Io lo posso! – si vantò il principe delle tenebre. – Se tu mi darai la tua anima.
Stretto dal terrore della morte, il condannato accettò il patto. L’accordo non era ancora firmato che la notte si riempì di demoni che lavoravano.
Ma il condannato non aveva pace e nel buio della sua cella pregava:
-         Salva la mia anima, Vergine Santa! Io non sapevo ciò che facevo…
Lunghe e angosciose passarono lo ore della notte. 
Allo stupendo teatro mancava ormai solo un piccolo tratto per essere completato.
La notte era ancora fonda. Ma ad un tratto le campane cominciarono a suonare le dolci note dell’Angelus: una mano invisibile le aveva mosse qualche minuto prima dell’alba.
A quel sacro suono, con un urlo di rabbia e di spavento, i demoni sprofondarono nell’inferno.
L’Arena non era compiuta, il demonio aveva perduto la sua preda. La sincera preghiera del condannato era arrivata alla Vergine Maria che aveva inviato i suoi angeli a suonare le campane anzitempo.
Lo stupendo teatro, però, bastò a pagare la libertà del prigioniero. Ed è così che da allora, secondo questa leggenda, la celebre Arena è rimasta a dar lustro alla città di Verona.

 

Il Castello è situato in una zona strategica appena fuori Verona a pochi passi dalla frazione di Montorio.

Le origini della costruzione si perdono nel tempo: è sorto circa nel X secolo, ma non si sa bene chi lo edificò e per quale scopo. In seguito fu utilizzato dagli Scaligeri divenendo poi proprietà di varie famiglie nobili nel corso dei secoli successivi. Infine fu utilizzato dalla Serenissima e da questa passò poi agli Austriaci nel XIX secolo.

Costoro demolirono alcune torri. Sono varie le leggende che circolano sul castello, le più interessanti sono due.

Innanzitutto, si dice che nel castello sia nascosto, in qualche sotterraneo inaccessibile, il favoloso "Libro del comando".

Questo sarebbe un libro che contiene innumerevoli formule magiche, chi ne viene in possesso sarebbe in grado di fare virtualmente di tutto: da comandare gli elementi, a volare, a scovare tesori.

Si dice che un tempo libri come questo fossero molto diffusi, sulla montagna veronese si racconta inoltre che molti secoli orsono i preti periodicamente organizzassero roghi di tali oggetti.Foto di Calle di Verona

Pare che i "Libri del comando", una volta a contatto con le fiamme, imprecassero e saltellassero come esseri viventi.
La leggenda vuole che uno degli ultimi libri in questione si trovi proprio qui, nel castello.

Un’altra leggenda vuole che, sempre in qualche sotterraneo inaccessibile del castello, si trovi l’accesso ad un passaggio ipogeo che percorrerebbe diversi chilometri, passando al di sotto del fiume Adige per sbucare proprio sotto l’Arena.

 

La leggenda non dice quale sarebbe lo scopo di tale passaggio, né chi lo avrebbe costruito. Forse i primi, ignoti, costruttori della fortificazione?