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Via Mazzini è da sempre per i veronesi la via dello
"struscio", la passeggiata tranquilla per incontrare gli amici e sbirciare,
nelle vetrine dei negozi più alla moda, le ultime tendenze in fatto di moda.
Un luogo dove lo shopping è un rito e dove apparire è più importante che
acquistare, che assieme alla contigua via Capello viene percorsa anche quattro o
cinque volte durante un sabato pomeriggio.
Al termine di via Mazzini c'è Piazza Erbe, l'antico Foro
romano dove il Decumano Massimo incrociava il Cardo. Una piazza che per secoli
fu il fulcro della vita pubblica veronese e che ancor oggi conserva tutta la sua
inimitabile vivacità nell'antico mercato di frutta e verdura, fiori, panzerotti
e souvenir.
Sulla piazza si affacciano importanti palazzi e sono visibili numerosi simboli
dei poteri che dominarono su Verona. Sul lato opposto di via Capello si erge,
splendido e magnificamente conservato, il palazzo Maffei, oggi sede dell'Azienda
Promozione Turismo e di un prestigioso ristorante.
Si tratta di un edificio di fattura barocca, arricchito sulla sommità da una
balaustra con statue mitologiche che ne ingentiliscono l'aspetto. Al di sopra
c'è una terrazza sulla quale in epoche passate fu allestito un giardino pensile
per la coltivazione degli agrumi.
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| Madonna Verona | ||
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Di fronte al barocco palazzo c'è una colonna con l'effigie del
Leone di san Marco. Risale al 1524 e testimonia la dominazione della
Serenissima, mantenutasi fino al tradimento di Napoleone. A poca distanza è
visibile la fontana di Madonna Verona, una antica statua romana posta dagli
Scaligeri su una vasca in marmo rosso che nelle mani tiene un cartiglio con
impresso il suggello del comune: " Est iusti latrix urbs haec et laudis
amatrix". Al centro della piazza è presente l'edicola in cui, durante l'epoca
dei comuni, si insediava il podestà per la pubblica investitura. Poco oltre è
visibile anche una colonna con spirali tortili agli angoli, dotata di un
singolare capitello che mostra le figure dei santi Pietro Martire, Zeno e
Cristoforo.
Intorno alla piazza si trovano numerosi edifici importanti, tra cui il Palazzo
del Comune che si prolunga nella adiacente Piazza dei Signori. Un palazzo che
sul lato presente in piazza Erbe è stato visibilmente sconvolto dalle
restaurazioni realizzate a fine ottocento dal Barbieri ma che, nella facciata su
piazza dei Signori, conserva ancora la struttura originaria, con quella
alternanza di cotto e tufo tipicamente medioevale.
I palazzi che delimitano il lato maggiore di piazza Erbe sono le Case Mazzanti e al tempo della signoria scaligera i piani superiori venivano utilizzati come deposito di granaglie. Quando agli inizi del '500 passarono sotto la proprietà di Matteo Mazzanti vennero ornate da affreschi in facciata a colori molto vivaci: sono rappresentazioni pittoriche dell'Ignoranza, della Prudenza, dell'Invidia, della Lotta tra Giganti e della Provvidenza.
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| Case Mazzanti | ||
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La consuetudine ad affrescare le facciate degli edifici in epoca rinascimentale valse alla città l'appellativo di "urbs picta", dipinta, affrescata, che sopravvive in molti edifici a Verona. Se ci spostiamo sul retro delle case Mazzanti vediamo come il tempo non sia riuscito a cancellare le testimonianze della vecchia città nell'omonima scala medievale e nel puteale di gusto rinascimentale. Adiacente ad esso proviamo la suggestione di passare sotto il Volto Barbaro, un vicolo grigio e stretto tristemente noto per l'omicidio di Mastino I° nel 1277 ad opera di una famiglia nemica. Dal Volto scendiamo una breve scalinata e ci troviamo in piazza dei Signori, attorniata dai palazzi fortezza muniti di merli sulla sommità degli antichi signori di Verona: il Palazzo del Tribunale, edificato da Cansignorio nel 1363 ed il Palazzo del Capitano, oggi sede della Prefettura.
Nel cortile del Palazzo del Tribunale è suggestiva la Porta
dei Bombardieri, in stile barocco con elementi decorativi bizzarri di ambito
militare. Collegato tramite l'Arco della Tortura nella parte orientale troviamo
il Palazzo di Cangrande, in cui furono ospitati Dante Alighieri e Giotto. Sede
dei Consiglieri sotto i Visconti e dei Podestà sotto la Serenissima, possiede un
ampio portale realizzato dal Sanmicheli ne aumenta la magnificenza.
Sul lato settentrionale della piazza vediamo la Loggia del Consiglio, di gusto
quattrocentesco. Fu opera di lapicidi veneti e lombardi e costituisce, assieme
alle già citate case Mazzanti e al palazzo Bentegodi Ongania, uno dei meglio
conservati esempi di urbs picta.
Bellissimo è l'accostamento tra i tenui colori presenti sulle colonne del piano inferiore con la ricca decorazione del piano superiore, affrescata ma che quasi pare scolpita. Questa ricchezza di colori è tipica della cultura veronese e la possiamo ulteriormente vedere nella chiesa di S. Anastasia. Prima di raggiungerla visitiamo il Cortile del Mercato Vecchio, nel cortile del Palazzo comunale e la Scala della Ragione aggiunta posteriormente. Da essa prese il nome il palazzo quando divenne sede della Corte di Giustizia sotto il dominio della Serenissima.
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| Torre dei Lamberti | ||
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Il palazzo è dominato dalla torre civica alta 80 metri, più nota come Torre dei Lamberti. Salendo a piedi o con l'ascensore sulla sua sommità si gode di un impareggiabile panorama che dal centro città si dirama sin sulle montagne circostanti. Nella torre è tuttora conservata la Marangona, dal none "marangon" che in dialetto locale significa falegname, la grande campana che segnava l'inizio e la fine della giornata lavorativa per gli abitanti del centro.
Dietro la piazza è d'obbligo una sosta alle tombe degli Scaligeri, vicino alla chiesa di santa Maria Antica. Oltre una meravigliosa cancellata in ferro battuto spiccano nel cielo le gotiche cuspidi dei mausolei che racchiudono le spoglie di Cansignorio e Mastino II° della Scala. Alla stessa altezza si eleva la tomba di Cangrande, il maggiore dei signori veronesi, posta sulla facciata della chiesetta. All'interno della cancellata vi sono altre innumerevoli tombe degli Scaligeri ricche di fregi e decorazioni che ricordano l'eleganza della filigrana.
Percorrendo a destra l'angolo delle Arche verso piazza Viviani
si incontra a sinistra la casa con merlatura sommitale e pregevole portale in
cui, agli inizi del trecento visse la famiglia dei Montecchi.
Dalla casa di Romeo torniamo in piazza dei Signori per svoltare sotto l'arco con
la statua di Fracastoro, insigne scienziato del '500 e girare a sinistra in
corso santa Anastasia, la via degli antiquari, delle botteghe artigiane e
dell'ingresso alla galleria d'arte moderna di Palazzo Forti.
In fondo al corso si staglia, imponente e maestosa, la chiesa gotica di santa Anastasia, voluta dagli Scaligeri per manifestare la loro autorità anche in campo religioso, la cui fabbrica racchiude una lunga storia di preesistenti edifici. Magnifica e possente la rivestitura marmorea dello zoccolo presente sulla facciata principale, il maestoso portale ogivale e l'interno, diviso in tre navate separate da dodici colonne marmoree. La chiesa è nota per le due cariatidi dette gobbi all'ingresso che sostengono le acquasantiere e per l'affresco attribuito al Pisanello di " San Giorgio che libera la principessa dal drago", sull'arco esterno della cappella Pellegrini. Il recente restauro ha ripristinato tutta la vividezza dei colori e delle sfumature che il tempo aveva sottratto alla delicata raffigurazione.