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Partendo da piazza Brà e lasciando l'anfiteatro romano alle
nostre spalle percorriamo via Roma.
Costeggiamo il teatro Filarmonico e percorriamo alcune centinaia di metri nella
storica via fino a trovarci di fronte a Castelvecchio, trecentesca dimora
fortificata degli Scaligeri (vedi scheda).
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| l'Arco dei Gavi | ||
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Girando a destra imbocchiamo corso Cavour e ci soffermiamo ad ammirare l'Arco dei Gavi, esempio maestoso di arco romano, fatto costruire dalla potente famiglia Gavia nel primo secolo dopo Cristo per aumentare il proprio prestigio. La sua particolarità è quella di possedere una sola arcata, contrariamente agli archi di trionfo classici che, in virtù delle 2 aperture laterali, mantiene l'imponenza delle antiche porte. La volta interna presenta una composizione molto interessante a cassettoni decorati a rose, che sarà ripresa in epoca rinascimentale da pittori ed architetti.
Proseguendo lungo corso Cavour ed ammirando gli splendidi
palazzi nobili che su di esso si affacciano arriviamo a Porta Borsari, antica
porta di accesso alla città da sud. Attraversandola procediamo lungo l'omonimo
corso che era l'antico Decumano che incrociava il Cardo nel foro romano,
l'attuale Piazza Erbe.
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| Il Leone di S. Marco | ||
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Una piazza che nei secoli fu il fulcro della vita pubblica veronese e che ancor oggi conserva tutta la sua inimitabile vivacità. Numerosi in essa sono i simboli posti nel corso dei secoli, per testimoniare i poteri che si succedettero a Verona. Di fronte al barocco Palazzo Maffei troviamo la colonna con l'effigie del Leone di san Marco (1524) a testimonianza della dominazione della Serenissima fino all'avvento di Napoleone. A poca distanza è visibile la fontana di Madonna Verona, una statua romana proveniente forse dall'antico tempio rinvenuto sotto Palazzo Maffei e posta dagli Scaligeri su una vasca in marmo rosso proveniente dalle Terme in zona Duomo. Nelle mani tiene un cartiglio con impresso il suggello del comune: " Est iusti latrix urbs haec et laudis amatrix".
Al centro della piazza è presente l'edicola in cui, durante
l'epoca dei comuni, si insediava il podestà per la pubblica investitura.
Procedendo verso sud è facilmente visibile anche una colonna con spirali tortili
agli angoli, dotata di un singolare capitello che mostra le figure dei santi
Pietro Martire, Zeno e Cristoforo; una splendida effigie che fu immortalata da
pittori di ogni epoca.
Intorno alla piazza si trovano numerosi edifici importanti, tra cui il Palazzo
del Comune che si prolunga nella adiacente piazza dei Signori. Un palazzo che
sul lato presente in piazza Erbe è stato visibilmente sconvolto dalle
restaurazioni realizzate a fine ottocento dal Barbieri ma che, nella facciata
presente su piazza dei Signori, conserva ancora la struttura originaria, con
l'alternanza di cotto e tufo tipica degli edifici medievali.
Da piazza Erbe ci dirigiamo verso il Duomo passando sotto l'arco ornato della statua di Gerolamo Fracastoro e percorrendo corso Santa Anastasia. Una via molto interessante per gli appassionati delle cose antiche, affollata da negozi di antiquari che custodiscono preziosi gioielli, mobili e oggetti d'ogni epoca. Arrivati alla chiesa di Santa Anastasia svoltiamo a sinistra e proseguiamo sempre dritto lungo via Massalongo e via Duomo fino ad incontrare il campanile del Duomo.
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| il Duomo | ||
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Spostiamoci davanti alla facciata per ammirarla in tutto il suo splendore di chiesa romanica, anche se rimaneggiata nella parte superiore. La posizione in cui sorge è particolarmente amena, in una silenziosa piazzetta nell'ansa dell'Adige, tra Ponte Garibaldi e Ponte Pietra. Le sue origini sono remotissime: su un primitivo tempio pagano fu costruita intorno al quinto secolo dopo Cristo la prima basilica paleocristiana di cui resta qualche lacerto di mosaico pavimentale. Nel corso dei secoli subì terremoti e ricostruzioni successive fino ad assumere l'attuale aspetto romanico.
Costeggiando gli Asili Aportiani dietro la cattedrale ed imboccando il Ponte Pietra ci troviamo dinanzi al Teatro Romano. Prima del teatro sulla destra è interessante visitare la chiesa di san Giorgio, presente sulla riva sinistra del Lungadige Donatelli. Si tratta di una costruzione di forme ottocentesche che ingloba anche la cupola ed il campanile del Sanmicheli, disposti magistralmente dall'architetto paralleli al Duomo con il suo campanile dall'altra parte della sponda. Si tratta di un tipico esempio di architettura viva e vitalmente inserita nel tessuto urbano, un continuum con la monumentalità romana. Anche l'interno ad una sola navata richiama la maestosità e semplicità dell'esterno ed accoglie una interessante Pinacoteca.
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| Santo Stefano | ||
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Attraversiamo la strada e ritorniamo verso Ponte Pietra: davanti a noi si erge la chiesa romanica di Santo Stefano, dai tenui colori del tufo e del marmo rosa, impreziosita dalle due lesene laterali al protiro. Fu molto importante nel corso dei secoli per essere stata chiesa cimiteriale dove venivano inumati i vescovi. Anche il suo interno merita una visita soprattutto per la cappella barocca degli Innocenti, a destra dell'entrata, in cui sono conservati, secondo la tradizione, le reliquie di quattro bambini uccisi nella strage di Erode.
Uscendo dalla chiesa ci si avvia verso il Teatro Romano che si trova addossato alla collina che porta al Colle di san Pietro. Il teatro fu ricostruito grazie a schizzi e disegni del Caroto e del Palladio, iniziando gli scavi per merito di un facoltoso commerciante amante di archeologia, Andrea Monga. Egli tra il 1834 e 1844 demolì le case che coprivano la cavea e la gradinata, scoprendo l'attuale area del teatro. A destra del teatro si apre, ora semi coperta dalle auto parcheggiate, una piazza che in epoca romana era l'Odeon, cioè un edificio funzionalmente simile al teatro usato per l'ascolto di musica e di poesia, ma strutturalmente di dimensioni minori. Alla base della casa prospiciente la piazza sono ancora visibili dei gradoni un tempo parte della gradinata che scendeva alla cavea semi circolare.
Vicino al teatro parte una scalinata che arriva alla sommità del Colle di San Pietro. Montando al Colle si può avere una visione laterale dei muri del teatro in tufo, un materiale molto fragile che accelerò la decadenza del teatro.
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| Colle di S. Pietro | ||
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Arrivati al piazzale del Colle, retrostante all'austera caserma austriaca, si ammira un vastissimo ed ineguagliabile panorama della città. Anche una visita notturna è suggestiva: un mare di luci scintillanti tra campanili e tetti. Su un fianco del castello una stradina in discesa conduce alla Fontana del Ferro. Proseguendo a sinistra si raggiungono in breve le mura e si costeggiano in tutto il loro arco fino all'Istituto Don Calabria (località S. Pietro in Monte). A destra si scende lungo la Scala Santa fino alla romanica chiesetta di S. Giovanni in Valle, gioiello del romanico che ha mantenuto quasi inalterato l'aspetto originario della facciata.
La suggestione di questo luogo sacro ed intimo si prova varcando l'ingresso e trovandosi immersi in una foresta di colonne e pilastri; su alcuni si possono ancora vedere lacerti di affreschi del tredicesimo secolo. Anche la cripta della chiesa, una delle più antiche di Verona, merita una sosta per i due sarcofagi in essa conservati: uno pagano risalente al secondo secolo dopo Cristo ed uno paleocristiano del quarto, quinto secolo.
Uscendo dalla chiesa incamminandoci verso nord, ci troviamo di
fronte alla ottocentesca Villa Francescatti, oggi magnifica sede dell'Ostello
della gioventù.
Scesi per san Giovanni in Valle, dopo l'incrocio con via santa Chiara, si giunge
all'Interrato dell'Acqua Morta, che prende il nome dal ramo dell'Adige che
delimitava l'Isola (un quartiere medievale della città) e che rimase interrato a
seguito della piena del 1882.
Dopo aver svoltato a sinistra si giunge sul sagrato della chiesa di Santa Maria in Organo, di origine benedettina. Alla facciata antica è addossata la paratia marmorea a tre arcate realizzata nel 1542 dal Sanmicheli, incompiuta, che ricorda il tempio Malatestiano di Rimini. L'interno è possente e di particolare pregio è il coro dietro l'altare intarsiato da Fra' Giovanni.
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| Giardino Giusti | ||
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Dietro la chiesa, costeggiando il teatro e quindi l'Odeon in Lungadige Re Teodorico, la visita termina in via Giardino Giusti per ammirare il Palazzo e soprattutto il giardino, unico esempio di giardino all'italiana presente nel centro di Verona. Dal suo belvedere si ammira un incantevole panorama della città, in cui si "... vengono ... a formar prospettive così nobili, e così vaghe, che scene non si videro mai meglio ideate" (Scipione Maffei, La Verona illustrata).