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La visita alla riscoperta di Verona romana comincia dal lato orientale di P.zza Brà dove a quasi due metri al di sotto del livello stradale si eleva il più celebrato monumento veronese: l'Arena. L'anfiteatro deve il suo nome alla sabbia, rena o arena che copriva l'interno della vasta platea, dove si svolgevano i giochi romani, gare di lotta libera, combattimenti, prove di abilità e di forza: sembra che all'interno dell'arena di Verona non ci siano stati giochi violenti o massacri di cristiani ma mancano in merito testimonianze certe.
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| l'Ala | ||
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L'edificio si presenta in tutta la sua magnificenza da qualsiasi punto della piazza, anche se l'anello più esterno che lo ricopriva è andato irreparabilmente distrutto a seguito del terremoto del 1183. Possiamo comunque farci un'idea dell'altezza originaria guardando l'Ala, un frammento dell'anello esterno costituito dall'ordine di quattro arcate superstiti che sovrastano il più alto gradino della càvea. La parte esterna che oggi vediamo è la seconda cinta dell'Arena. Pur destinata a rimanere nascosta rivela la perfezione tecnica dell'architettura romana nella mirabile armonia di pieni e vuoti, nel suggestivo variare di colori dal bianco della pietra al rosso del conglomerato di cemento e al rosso del laterizio. L'interno ha subito mutamenti nel corso dei secoli, in quanto per esigenza di spettacolo è oggi diviso in settori, mentre in origine era divisa ad anelli con relativi ingressi. E' imponente osservare l'interno dell'anfiteatro con i corridoi, gli ambulacri dalle altissime volte che sorreggono la càvea, i filari di pilastri che fungono da struttura portante.
Dopo essere usciti dall'Anfiteatro, seguendone il perimetro, poco dopo l'Ala ci imbattiamo in una piazzetta, Mura Gallieno: qui si erige la seconda cinta muraria romana ordinata dall'imperatore Gallieno nel 265 d. C. in seguito alle incursioni alemanne. Data l'urgenza del pericolo non ci fu la preoccupazione di erigere un'opera monumentale, ma solo di renderla valida con materiali di recupero sottratti per lo più alle necropoli.
Proseguendo il nostro itinerario alla ricerca delle testimonianze romane, ci spostiamo seguendo il Liston di piazza Bra' verso via Roma e giriamo a destra in C.so Cavour, l'antica via Postumia che collegava Verona ad Aquileia provenendo da Roma.
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| l'Arco dei Gavi | ||
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Dopo il Castello Scaligero sul lato sinistro della via è
d'obbligo una sosta all'arco dei Gavi. Si tratta di un arco trionfale fatto
erigere dalla potente famiglia dei Gavii nel I sec. d. C, spostato durante il
periodo napoleonico dalla posizione originale a fianco della torre dell'orologio
di Castelvecchio.
Venne ricostruito seguendo criteri il più possibile conformi all'originale
basandosi su schizzi e disegni del passato di autori diversi. Il recupero
minuzioso da parte dell'architetto Barbieri include anche l'inserto di
pavimentazione che si ammira sotto l'arco trionfale, che presenta ancora i segni
delle ruote dei carri.
Proseguendo per il Corso è d'obbligo una pausa presso l'antica
Porta Borsari che costituiva il punto di accesso alla città da sud ed immetteva
nel cosiddetto Decumano Massimo, oggi C.so Portoni Borsari, che incrociava il
Cardo Massimo nel foro, centro pulsante della vita cittadina.
La porta risalente al I sec. d.C in origine era detta Iovia dal vicino tempietto
di Giove Lustrale i cui resti sotto la chiesa di S. Michele alla Porta furono
spostati nei giardini del cimitero. Il recente restauro ha inoltre reso più
gradevole alla vista la porta, ripulendo la pietra bianca dalle impurità
atmosferiche.
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| Piazza Erbe | ||
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Dopo averla varcata con la stessa aria di soddisfazione con cui i generali erano soliti entrare per festeggiare le imprese militari, proseguiamo sempre dritto in direzione di Piazza Erbe (l'antico foro).
A metà circa del corso, che oggi è elegantemente disseminato di negozi di alta moda, si scovano altri punti che racchiudono resti antichi: nella parte sottostante il negozio di calzature tra C.so Portoni Borsari e via Quattro Spade furono scoperti nel maggio 1986 durante i lavori di rinnovamento del negozio i resti di un arco intitolato a Giove Ammone. Si suppone che esso formasse un ingresso monumentale sul Decumano Massimo (è ben visibile inglobata nella parete del negozio una elegante colonna tortile).
Il percorso prosegue verso Piazza Erbe, che fu il fulcro della
vita civile, economica e religiosa della città. Anche se attualmente risulta
molto difficoltosa la ricostruzione dell'antico foro dalle opere
architettoniche, perché le medesime sono andate perdute, gli studiosi convengono
nell'affermare che la piazza conserva la lunghezza originaria di 140m.
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| Palazzo Maffei | ||
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Entrando in Palazzo Maffei, all'interno dell'omonimo ristorante a sinistra dell'ingresso, è possibile rendersi conto della struttura di un tempio di grandi proporzioni risalente al I sec. a. C., che si stendeva fino sotto il Monte di Pietà.Degli altri importanti edifici romani invece, Capitolium e Basilica che incrociavano il tempio ad angolo retto, nessun ritrovamento è più possibile.
Da Piazza delle Erbe si imbocca via Cappello per congiungersi al Cardo Massimo oggi costituito da via Leoni. Qui si trova addossata ad un edificio Porta dei Leoni, il secondo importante ingresso alla città nel primitivo reticolato stradale. Avvicinandosi con attenzione alla porta si può notare come fossero in realtà due, quella superiore di età imperiale e quella sottostante repubblicana, separata dalla prima di circa 60 - 90 cm. Se ci spostiamo un poco in avanti sul lato destro di via Leoni, notiamo degli interessanti scavi che hanno portato in luce le fondamenta di una delle due torri che fiancheggiavano la facciata esterna della porta repubblicana. Dalla ricostruzione che si è fatta la porta doveva essere molto imponente grazie alle due torri che costituivano un valido baluardo difensivo.
Se si prosegue nelle vicinanze di Porta Leoni e si gira a destra ci si ritrova in via Zambelli. All'angolo dell'isolato fra via S. Cosimo e via Zambelli, a livello sotterraneo della Banca Popolare, sono ancora visibili i resti di un'antica domus romana di pianta quadrata (m. 20x 20 circa). Si vede anche il cortile centrale detto impluvium, dove si raccoglieva l'acqua piovana. Tutto attorno si distribuivano le singole stanze. Si tratta di una casa del III sec. d.C. costruita su precedenti strutture testimoniate dalla pavimentazione sottostante a strati. Quello attualmente visibile è un pavimento a mosaico policromo intatto con decorazione geometrica. Da questo tipo di casa si ricavano notizie interessanti anche sul tipo di materiale usato nelle costruzioni private veronesi, ossia fondazioni in muratura di ciottoli, legati da solida malta di calce, con l'inserimento di mattoni agli angoli come rinforzo.
Tornando in Piazza Erbe, si imbocca C.so S. Anastasia in
direzione dell'omonima chiesa.
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| Ponte Pietra | ||
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Risalente al XIII sec., la chiesa si presenta con un imponente portale ogivale in marmi policromi. Nella parte retrostante dove si trova l'abside è stata segnalata la presenza di uno dei primi porti fluviali della città per lo scalo delle merci. Si trovava in un luogo riparato dalla violenza della corrente, compreso tra il Ponte Pietra, visibile a sinistra lungo la riva del fiume ed un secondo ponte chiamato Postumio che si trovava a livello dell'abside della chiesa. La via Postumia, una delle più importanti arterie che giungeva a Verona da sud-ovest, cioè dall'attuale Villafranca Veronese, si allineava lungo il tracciato di C.so Portoni Borsari (decumano). All'altezza dell'abside si rinvennero sul finire dell'800 non solo resti di muratura romane, ma anche una quantità inverosimile di oggetti metallici e monete.
Continuando il cammino a sinistra si sale il Ponte Pietra che, come già ricordato, assieme al Postumio immetteva nell'antico Teatro Romano.
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| colle di S. Pietro | ||
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Lo spettacolo del teatro che si staglia addossato al colle di
S. Pietro è di una bellezza incantevole, con i pezzi di muraglioni a vista e
l'ordine di terrazze connesse alla collina, tra le quali si insinua la chiesa
romanica dedicata ai santi Siro e Libera.
Certamente la struttura originaria era molto diversa da quella attuale: visto
frontalmente si presentava come un edificio chiuso circondato da un muraglione
in tufo che lo separava dal fiume. Proprio a causa di questo materiale fragile
di cui era costituito anche il teatro, le parti originari sono pochissime. Il
teatro nella ricostruzione iniziata sul finire dell'800 mantiene tuttavia una
incomparabile magia scenografica grazie alla felice posizione tra il fiume ed il
declivio della collina, resa più evidente durante la stagione estiva grazie alle
rappresentazioni di musica, teatro e danza, in un continuo melange di
contaminazioni e sperimentazioni sempre all'avanguardia delle scene
internazionali.
Presso l'ultima fila di gradoni del Teatro un ascensore sale al museo archeologico, allestito all'interno del quattrocentesco convento di S. Girolamo, in magnifica posizione che sovrasta il teatro e domina la città dall'alto. Vale davvero la pena una visita a questo museo (teatro romano) attraverso le sale dedicate al vasellame, ai lacerti di mosaici provenienti da pavimentazioni e soprattutto alla statuaria di varia provenienza, tra cui spicca una figura femminile, copia dell'Afrodite di Fidia.