CHIESE E MONASTERI
Chiese e monasteri costituiscono, da soli, un vero e proprio
itinerario che parte dalla basilica di S. Zeno, all'interno delle mura scaligere
e veneziane, ma anticamente completamente fuori centro.
acquari
in marmo rosso. Sul Decumano romano, e nella zona antica cimiteriale, il sacello
delle SS.Teuteria e Tosca (V sec d.C.) e le chiese dei SS.Apostoli e S.Lorenzo
che, ancora una volta, collegano l'arte veronese con il resto d'Europa,
evidenziando legami providenziali e catalani. Una cifra europea che anche la
Provincia testimonia e che e' presente in citta' nei cicli frescali (dei
SS.
Nazaro e Celso ad esempio in gran parte raccolti nel Museo degli Affreschi alla
Tomba di Giulietta): esempi compiuti di un'arte che da Verona si diramo' per le
vallate atesine fino ai piu' lontani confini.
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| La chiesa di San Giorgio in Braida si situa
nella parte settentrionale della città, poco distante dalla porta omonima di
stile sanmicheliano dalla poderosa facciata di pietra bianca divisa da
quattro grandi pilastri dorici. Gli Austriaci vi aggiunsero la parte interna
in tufo e i bastioni che stanno di fronte alla chiesa. Del chiostro cinquecentesco che si visita dalla parte del fiume sono rimasti solo due lati, quello verso la sacrestia e quello vicino alla chiesa, il resto sono rifacimenti moderni. Della stessa epoca del chiostro è la chiesa, iniziata nel 1477 su iniziativa dei monaci veneziani di san Giorgio in Alga, evidentemente per far posto al vecchio monastero ormai fatiscente. Il Cinquecento è del resto un secolo di grande fervore di rinnovamento nel campo dell'edilizia: allo stesso periodo risalgono i rifacimenti di santa Maria in Organo e san Nazaro. La chiesa è affiancata da una cupola
e da un campanile incompiuto che furono attribuiti al Sanmicheli, perché
entrambi rispondono a canoni utilizzati dal famoso architetto veronese.I lavori furono ripresi dal pronipote del Sanmicheli, Bernardino Brugnoli e nell'Ottocento si pensò di portare il progetto a conclusione, ma si ritenne che il campanile sarebbe stato un elemento di disturbo durante le esercitazioni di tiro incrociato, visto che questa era una zona militare. La facciata della chiesa fu attribuita da alcuni al Sanmicheli, ma è più verisimile che l'autore sia stato il veronese Antonio Rizzo, che lavorò molto a Venezia. La facciata in marmo bianco sembra essere di epoca rinascimentale per la presenza della serliana del piano superiore, una costante di questo periodo. Per la ricchezza delle opere contenute questa chiesa fu definita una pinacoteca dal Maffei e dal Goethe, che ebbe un apprezzamento particolare per la prima tela della parete di sinistra "Sant'Orsola con le Vergini" di Giovan Francesco Caroto. Il quadro, anche se forse troppo schematico nell'interpretare l'episodio per il taglio netto tra cielo e terra, possiede colori molto ben calibrati e figure di una dolcezza estrema, che rimandano a quella raffaellesca. Da questa calma d'insieme si discosta invece l'autore della tela nella seconda cappella, un certo Sigismondo de Stefani, che rappresenta con un manierismo esasperato la tragicità del martirio di san Lorenzo sulla graticola, trasmettendo un senso di ansia ed inquietudine. Arrivando all'altare si rimane estasiati dalla purezza e vivacità delle tinte con cui Paolo Caliari detto il Veronese interpretò il "Martirio di san Giorgio". Sopra l'entrata ecco stagliarsi "Il battesimo di Gesù" del Tintoretto, commissionato nel 1576, che cattura l'attenzione sulla figura di Cristo a sinistra per il fascio di luce improvvisa che scende dall'Agnus Dei. La figura titanica del Battista invece, sulla sinistra, resta in ombra e dà l'impressione di camminare verso lo spettatore. |
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Nell'omonima
piazzetta). - Grande edificio religioso iniziato nel 1275 e consacrato nel
1331, ma oggetto di profonde trasformazioni nelle epoche seguenti. Sulla
facciata, adorna di un bel portale quattrocentesco e di due alte finestre
bifore, sarcofago di marmo e Tomba Lavagnoli, del 1550; all'esterno del
fianco d., la Tomba Verità. Di forme romanicheggianti il Campanile |
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Situata nei
pressi del Ponte Pietra, sul lato sinistro dell'Adige, Santo Stefano è una
delle più vecchie chiese di Verona. Già nel periodo imperiale nello stesso
luogo, che all'epoca era appena fuori le mura, sorgeva un tempietto (serapeum)
dedicato a divinità alessandrine protettrici di tutte le attività
fluviali, Iside e Serapide in particolare Oggi l'aspetto della basilica è su tre piani: la cripta, la chiesa plebana - così detta perchè era risrevata alla plebe - ed il presbiterio, la zona che comprende l'altare maggiore contornato dal pregevole deambulatorio,un tempo accessibile solo ai sacerdoti. |
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Chiesa romanica dalle forme semplici,
"soffocata" dallo sfarzo delle vicine Arche Scaligere,
la
chiesetta di Santa Maria Antica passa spesso inosservata; tuttavia la sua
importanza storica è notevole in quanto, nel XIV secolo, fu chiesa
cimiteriale della più potente famiglia di Verona, i Della Scala. Fu fondata
verso la fine dell'epoca longobarda dalle sorelle Autconda e Natalia e posta
subito sotto la protezione dell'abate di Santa Maria in Organo. Della
costruzione primitiva rimangono tracce di un mosaico a tessere bianche e
nere visibili nell'absidiola di sinistra. Questo edificio fu completamente
distrutto dal terremoto del 1117. La ricostruzione avvenne in tempi
abbastanza rapidi: una lapide conservata all'interno rammenta la
riconsacrazione dell'altare maggiore avvenuta nel 1177 da parte del papa
Alessandro III. La struttura di quella chiesa è all'incirca quella che ci
appare oggi, a tre navate con un'abside ciascuna. Nel corso dei secoli
successivi anche Santa Maria Antica subì la sorte di altre chiese coeve:
l'apertura di cappelle laterali, l'aggiunta di nuovi altari, arredi,
decorazioni barocche modificarono non poco il severo e mistico aspetto
romanico delle origini; addirittura il vicino palazzo del Capitano finì per
soffocare anche la facciata. Verso la fine dell'Ottocento si stabilì di
riportare la chiesa alle forme primitive; i lavori durarono alcuni anni, ma
solo in parte ottennero lo scopo prefissato: se da un lato eliminarono tutte
le "incrostazioni" dell'epoca barocca, dall'altro introdussero
arbitrariamente nuovi elementi architettonici, poco in sintonia con
l'edificio romanico. All'esterno della chiesa, sul lato verso la Prefettura,
si eleva la magnifica arca gotica di
Cangrande I Della Scala, sormontata dalla copia della statua equestre
del signore Scaligero (l'originale è conservata nel museo di Castelvecchio). |