I castelli di Verona

 

Verona è come una splendida donna che giace sdraiata lungo il fiume più importante della Padania dopo il Padre Po. E possiede due straordinarie guardie del corpo, i suoi due castelli: Castelvecchio (a ovest) e Castel San Pietro (a est). Due edifici molto diversi l’uno dall’altro ma entrambi affascinanti sia per la mole esterna che per la ricchezza degli interni. Il complesso di Castelvecchio, comprendente anche un ponte sul fiume, costituisce un’imponente costruzione in cotto, "sponsorizzata" nel basso Medioevo dalla famiglia dei Della Scala, gli stessi che permisero a Dante di proseguire la scrittura della Divina Commedia lontano da Firenze. La sua costruzione fu decisa a metà del Trecento, al momento del massimo espansionismo scaligero in Padania. La parte centrale è occupata da una grande piazza d’armi, ove si trova una curiosa fontanella a forma di cane, simbolo scaligero di fedeltà e "fiuto", attorno alla quale sono posti i 4 lati del castello: uno corrisponde alla corte, altri due ad una caserma che ora è diventata Civico Museo d'arte e l'ultimo è composto da sole mura. Delle 4 torri angolari vanno segnalate il Mastio, che si erge con aria di controllo sul l fiume e soprattutto la snella e ammiccante Torre dei Tre Orologi, sorta di benvenuto ai turisti che si avvale di lancette a forma di raggi stellari. Dopo aver ammirato la stupenda merlatura del castello dovete assolutamente entrare a visitare il meglio della scultura veronese nelle sale del Museo. Resterete affascinati dal volto della statua di Santa Caterina, a firma del cosiddetto "Maestro di Sant'Anastasia" e dalle storie dei santi Sergio e Bacco scolpite sul magnifico sarcofago del XII secolo, un gioiello che fa rimpiangere la pazienza professionale degli artisti padani medievali. Sul colle di san Pietro si staglia l'altro castello, la cui posizione panoramica e l'ubicazione in un mare di verde autorizzano romantiche passeggiate. Per i padani è un luogo sacro perché pare che la vicenda longobarda di Alboino e Rosmunda si svolse proprio nel primissimo edificio di questo colle. Poi fu Berengario, re di un’Italia che coincideva nel IX secolo col territorio padano, a far erigere qui una rocca più grande della precedente. Ma un più ampio castello, le cui rovine campeggiano attualmente in cima al colle, fu edificato da Gian Galeazzo Visconti qualche decennio più tardi. Milano occupava parte del Veneto, governando, a quanto dicono gli storici, in maniera retta e lungimirante. Oggi, quel che è visibile nella sua integrità e imponenza ai veronesi, è una fortezza-caserma costruita nel 1854 dagli austriaci al posto della cittadella viscontea, abbattuta dai francesi nel 1801. La sua severità mitteleuropea ci piace sempre moltissimo: non è un caso che a pochi metri, presso il Teatro "romano", si sia svolto, nel giugno scorso, il primo Festival Padano della canzone.

 

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Castelvecchio
Corso Castelvecchio ,  2
37100 - Verona  ( VR )
 
Originariamente si chiamava castello di San Martino in Aquaro ed è, dopo l'Arena, il più grandioso ed imponente monumento di Verona.
Assunse l'attuale denominazione di Castelvecchio dopo la costruzione del castello visconteo di San Pietro.
Fu fatto erigere nel 1354 da Cangrande II della Scala, allora signore di Verona, che volle in quel periodo di guerre tumultuose trasferire la sua corte dalla sede originale a questo più sicuro maniero.

E' un castello molto vasto, che colpisce il visitatore per il suo aspetto imponente e per la sua forma decisamente militare, accentuata dalle merlature lungo le mura e dalle sette torri angolari coperte, in cui l'antico uso residenziale è oggi testimoniato dai resti dell'originaria decorazione a fresco visibile in alcune sale.

Il complesso è costituito da due parti, divise dalle imponenti mura duecentesche. Alla sinistra, venendo da via Roma, è presente la Reggia degli Scaligeri, protetta da uno stretto cortile a doppio ordine di mura. Al centro svetta l'alta torre principale (la "torre del mastio") da cui si slancia sul fiume il ponte ScaIigero, a tre arcate, fortificato e merlato, che integra il sistema difensivo del castello, costituendo un magnifico esempio di ingegneria trecentesca.
Sul lato destro della struttura è presente un grande cortile di pianta rettangolare, in origine destinato a piazza d'armi.

Varie ed alterne furono le vicissitudini del castello, nei secoli sempre impiegato come fortezza. Sotto la dominazione della serenissima repubblica di Venezia fu destinato ad arsenale e guarnigione militare; durante l'occupazione napoleonica vide profondamente alterarsi la propria struttura, con modifiche alle torri angolari, alle merlature e con la costruzione del corpo di fabbrica lungo il fiume; con gli austriaci fu utilizzato come caserma per le truppe di occupazione.
Nel 1923 fu scelto come sede delle civiche raccolte d'arte, che erano allora a palazzo Pompei, e sottoposto a un primo restauro. L'idea di trasformarlo in museo fu di Antonio Avena, in quegli anni direttore dei musei veronesi, e l'opera di restauro fu curata dall'architetto Ferdinando Forlati. Nel 1943 ospitò il "processo di verona" con il quale vennero condannati a morte i gerarchi fascisti che avevano fatto deporre Mussolini e sul finire della seconda guerra mondiale, dopo aver subito alcuni bombardamenti da parte degli alleati, perdette anche il trecentesco ponte Scaligero, fatto saltare in aria dai tedeschi nell'aprile del 1945.
Ponte che nel 1950 fu ricostruito utilizzando le pietre e i mattoni originali, recuperati dal fondo del fiume.
Dal 1958 al 1964 Castelvecchio fu oggetto di un restauro delle strutture e di un riallestimento museale curato dall'architetto Carlo Scarpa, che con il suo intervento ha portato alla luce le strutture originarie ovunque fosse possibile, liberandole dalle aggiunte ed evidenziando le stratificazioni successive.
Una splendida opera di recupero in cui i materiali tipici della tradizione veronese, come le lastre in pietra di Prun, si alternano a quelli moderni come l'acciaio e il cemento, che sostengono e suturano le parti antiche.

La finissima sensibilità nell'inserire le preziose collezioni d'alte nelle antiche sale, la scelta dei materiali, la varietà delle soluzioni fanno di Castelvecchio il capolavoro della museografia italiana, con soluzioni validissime e imitate a oltre trent'anni di distanza (Stefano Zuffi, Verona, Guide Artistiche Electa)
La sistemazione compiuta da Scarpa muove da concezione opposta a quella di Forlati: non recuperare nostalgicamente un passato perduto per sempre, ma adeguare al presente l'antica struttura, ricomponendo in un tutto armonico la struttura della fortezza trecentesca e la visione delle opere d'arte.
Un museo, dunque, con un duplice percorso integrato: l'uno attraverso i segni stratificati del passato, l'altro nel mondo dell'arte.
La storia del castello è esaltata con stacchi o fusioni, con superfici e materiali diversi che aprono squarci su epoche lontane. L 'intervento di Carlo Scarpa non si è concluso nel museo come "contenitore", ma è continuato all'esterno, verso il giardino, il fiume e la città (Mariagrazia Raffaele, Castelvecchio, la fortezza-museo ricostruita due volte).

Tutt'oggi la struttura di Castelvecchio ospita anche la sede del polidisciplinare Museo Civico di Verona con una pinacoteca, una galleria di sculture e una biblioteca d'arte, aperta al pubblico.
Periodicamente vengo ospitate in sala Boggian, al termine del normale percorso museale, esposizioni che mirano a far conoscere ai veronesi e ai turisti opere che abitualmente sono conservate nei magazzini del castello stess

   

 
Castel San Pietro
Giosuè Carducci, nello scrivere la celebre poesia su Teodorico, raccolse la vecchia tradizione popolare che voleva Castel S.Pietro come reggia di Teodorico. In realtà, il palazzo di Teodorico era ai piedi della collina, sulla sponda dell'Adige. Nel Medioevo, durante il breve dominio dei Visconti, fu eretto un castello con torri chiamato San Pietro, le cui rovine si possono ancora vedere dietro la caserma fortificata che gli Austriaci costruirono nel 1854, assicurandosi una formidabile posizione di controllo sull'intera città. La demolizione del castello visconteo iniziò nel 1801 ad opera delle truppe napoleoniche e fu completata dagli Imperiali austriaci.

A dispetto dell'evidente degrado dell'edificio, la collina del castello offre invece una veduta incomparabile sulla città e la vista spazia, se l'aria è tersa, sino alle montagne del Lago di Garda e alla pianura padana.