L’arca di Cansignorio I Della Scala  (1340 – 1375 ; signore di Verona dal1359 ai 1375) è più elaborata di quella di Cangrande I e di Mastino II  sia per la complessità dell’architettura che per la fastosità dell’ ornamentazione. Circondata da una cancellata adorna di edicole e statue,  custodisce il ricco sarcofago su cui giace la statua del defunto vegliato da angeli, che, nel rilievo di una delle testate, è  raffigurato  mentre è presentato alla Vergine.

Sopra il sarcofago si slancia il baldacchino ad archi poligonali su colonnine tortili decoratissime, sormontato da una cuspide a timpani triangolari fortemente allungati adorni di statue e, tra i timpani,  tabernacoli con angeli reggenti la “scala”. Al sommo della cuspide, sopra un plinto esagonale decorato da bassorilievi, la statua equestre di Cansignorio, più rigida e meno fantasiosa delle  precedenti e,  soprattutto, priva dell’impertinenza vigorosa di Cangrande e dell’altero atteggiamento di Mastino II.

L’opera è datata e  firmata da Bonino da Campione (lo stesso autore del mausoleo di Bernabò Visconti), il più insigne dei Maestri Campionesi.

 

All’esterno del recinto della chiesa di S. Maria Antica a Verona, addossata al portale d'ingresso,  si trova l’arca di Cangrande I Della Scala ( 1291 – 1329; Signore di Verona dal 1311 al 1329),celebrato da Dante nel Canto XVII del Paradiso vv.70-92, il cui nome non ha nulla a che vedere con la parola "cane", sebbene ben presto si cominciò ad interpretarlo in questo senso, ma deriva da "Gran Khan", titolo degli "Imperatori" mongoli del Cathay, regione favolosa, allora ritenuta quasi mitica.

La tomba poggia su colonne marmoree ed è sormontata da una cuspide altissima che regge la statua equestre del condottiero : brillante collocazione che rende il monumento equestre, a grandezza naturale,  indipendente da ogni struttura architettonica, libero entro uno  spazio di cui è protagonista.

Cangrande (l’originale è ora nel museo di Castelvecchio) è rappresentato chiuso nell’ armatura, l’elmo dall’alto cimiero inclinato sulle spalle, la spada stretta in pugno, con il viso scoperto vòlto da un lato, sorridente in modo beffardo, guerriero medioevale superbamente isolato, quasi pronto a marciare ancora in battaglia.

La statua è stata sempre considerata opera di autore ignoto ma oggi la critica vuole attribuirla o al Maestro di S. Anastasia, identificato con il veronese Giovanni di Rigino, o a Rigino di Enrico, che sarebbe anche il maestro dell’arca di Mastino II.

Quando, nel 1921, fu aperta l'urna, la salma del condottiero si presentò ancora intatta.

 

All’interno del recinto della chiesa di S. Maria Antica è l’arca di Mastino II Della Scala (1308 – 1351 ; Signore di Verona dal 1329 al 1351) , originariamente dipinta e dorata, che presenta sul coperchio dell’urna la statua giacente del defunto. Sopra l’arca si leva un ricco baldacchino ad archi trilobati con alti frontoni, decorato da altorilievi e sormontato da una massiccia cuspide a tronco di piramide, su cui si erge la statua equestre di Mastino II che, armato di lancia, con l’elmo alato a visiera calata, si mostra in un perentorio atteggiamento di comando.

Il complesso funerario  è ritenuto opera del Maestro della statua equestre di Cangrande, oggi identificato con Rigino di Enrico.